Mutuo fondiario – consegna differita della somma - valido titolo esecutivo 

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E’ frequente l’eccezione del mutuatario secondo la quale il contratto di mutuo fondiario non sarebbe un valido titolo esecutivo quando contenga clausole quali “la somma erogata viene versata alla parte mutuataria e dalla stessa riconsegnata alla Banca affinché resti in deposito cauzionale fino all’esecuzione degli adempimenti necessari al consolidamento dell’ipoteca volontaria”, ovvero qualora l’erogazione della somma mutuata non sia avvenuta in sede di conclusione dell’atto notarile, ma in un momento successivo. Le conseguenze di tale orientamento, seguito da parte della giurisprudenza di merito, sono molto gravi per le banche, le quali pur avendo erogato consistenti importi e pur essendo titolari di un’ipoteca di primo grado, sarebbero prive di titolo nei confronti dei mutuanti inadempienti.
La Corte di Cassazione (Cass. 27.10.2017 n. 25632) e la maggioritaria giurisprudenza di merito (Trib. Modena 1 ottobre 2019 n. 1528; Trib. Roma 14 marzo 2019; Id. 16 gennaio 2019; Trib. Avezzano 8 febbraio 2019; Id 18 luglio 2017; Trib. Pescara 8 gennaio 2019; Trib. Bergamo 3 aprile 2019; Trib. Torre Annunziata 19 luglio 2018; Trib. Genova 8 ottobre 2018; Trib. Salerno 16 febbraio 2018; Trib. Bologna 24 luglio 2017; Trib. Modena 7 novembre 2017; Trib. Napoli 17 aprile 2015; (Trib. Roma 16 gennaio 2019; Trib. 14 marzo 2019; Trib. 15 maggio 2019, ord.) hanno respinto la predetta tesi e hanno chiarito che, anche nei casi in cui la disponibilità della somma mutuata venga condizionata all’adempimento di alcune formalità successive alla stipula del contratto di mutuo - la cui verificazione non sia stata provata nelle forme dell’atto pubblico - è realizzato il requisito della traditio del denaro. Ai fini del perfezionamento del contratto di mutuo, infatti, l’uscita del denaro dal patrimonio dell’istituto di credito mutuante e l’acquisizione dello stesso al patrimonio del mutuatario costituisce effettiva erogazione dei fondi, anche se parte delle somme venga versata su un deposito cauzionale infruttifero, destinato ad essere svincolato in conseguenza dell’adempimento degli obblighi e delle condizioni contrattuali. Il fatto stesso che il mutuatario abbia disposto delle somme - autorizzandone il versamento su un deposito infruttifero vincolato all’istituto di credito mutuante a garanzia dell’adempimento degli obblighi sopra indicati – presuppone infatti il conseguimento, da parte del mutuatario, dell’immediata disponibilità giuridica della somma erogata.

Fideiussione – Clausole conformi al modello ABI - validità 

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Con riferimento all’eccezione della nullità della fideiussione che contenga tutte o alcune clausole dichiarate nulle per lesione della libera concorrenza emessa dalla Autorità Antitrust ai sensi dell’art. 2 della legge n. 287 del 1990, la Corte di Cassazione (sentenza del 26 settembre 2019 n. 24044) ha chiarito che la presenza di dette clausole con comporta automaticamente la nullità della fideiussione. La nullità del contratto “a valle” delle intese anticoncorrenziali deve infatti essere valutata in concreto dal giudice, alla stregua degli artt. 1418 c.c. e ss. e può essere dichiarata solo ove la parte provi che senza quelle clausole le parti non avrebbero stipulato l’atto. Essendo le tre clausole sfavorevoli al fideiussore e favorevoli alla banca, spetterebbe a quest’ultima dichiarare che senza le ulteriori clausole più garantistiche non avrebbe accettato l’impegno fideiussorio. 

Conversione del pignoramento – Intervento del creditore dopo l’ordinanza di conversione – Effetti

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I creditori che intervengono successivamente all’udienza in cui è stata emessa l’ordinanza che ammette la sostituzione dell’oggetto del pignoramento con una somma di denaro di cui all’art. 495 cpc sono tardivi rispetto al subprocedimento della conversione. Pertanto, qualora il debitore paghi regolarmente le somme indicate dal Giudice, detti creditori non potranno dare impulso all’esecuzione e potranno soddisfarsi solo sull’eventuale distribuzione di somme che dovessero risultare in sopravanzo rispetto a quelle destinate al procedente e ai creditori intervenuti tempestivamente. 

Conversione del pignoramento – Potere del Giudice dell’esecuzione di delibare i crediti

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La questione è controversa e incide sulla stabilità delle decisioni prese dal GE e sull’impugnabilità dell’ordinanza. Prevale la tesi che il GE abbia un potere di valutazione sommaria delle pretese (crediti e spese anticipate). Può quindi eliminazione quelle ictu oculi eccessive o non conformi alle tabelle forensi, ma non può risolvere le contestazioni circa la sussistenza o l’ammontare dei singoli crediti o di diritti di prelazione.

Assegno contraffatto – Pagamento – responsabilità della banca

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La banca negoziatrice di un assegno circolare non trasferibile che ha consentito, in violazione delle specifiche regole poste dall’art. 43 legge assegni (R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736), l’incasso del titolo a una persona diversa dall’effettivo beneficiario è soggetta a responsabilità di tipo contrattuale nei confronti di tutti i soggetti nel cui interesse quelle regole sono dettate e che, per la violazione di esse, abbiano sofferto un danno. Sulla banca negoziatrice grava infatti un obbligo professionale di protezione - obbligo preesistente, specifico e volontariamente assunto - operante nei confronti di tutti i soggetti interessati al buon fine della sottostante operazione, di far sì che il titolo stesso sia introdotto nel circuito di pagamento bancario in conformità alle regole che ne presidiano la circolazione e l’incasso. Le regole della circolazione e del pagamento dell’assegno munito della clausola di non trasferibilità svolgono infatti indirettamente una funzione di rafforzamento dell’interesse generale alla corretta circolazione dei titoli di credito e, nello specifico, la funzione di tutelare i diritti di coloro che alla circolazione di quello specifico titolo sono interessati. Ciascuno infatti ha ragione di confidare sul fatto che l’assegno verrà pagato solo con le modalità e nei termini che la legge prevede e la cui concreta esecuzione è rimessa ad un soggetto, il banchiere, dotato di specifica professionalità al riguardo (Cass. SU. 21 maggio 2018 n. 12477).

La giurisprudenza ha però precisato che occorre valutare in concreto se la falsificazione o l’alterazione siano rilevabili ictu oculi, in base alle conoscenze del bancario medio, che non dispone di particolari attrezzature strumentali o chimiche per rilevare la falsificazione, né è un esperto grafologo (Cass. 21 giugno 2016 n. 12806). 

 

Centrale dei Rischi - Illegittima segnalazione - Danno risarcibile 

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Il danno conseguente alla illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi, sia patrimoniale sia non patrimoniale, possa essere considerato in re ipsa. Così Cass. 25 gennaio 2017 n. 1931; Id. 5 marzo 2015 n. 4443. Lo stesso principio della necessità della prova del danno è stato affermato in altre occasioni dalla Suprema Corte, che ha chiarito che il danno non patrimoniale - anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, come nel caso della lesione al diritto alla reputazione quale conseguenza di un ingiusto protesto - non è in re ipsa, ma costituisce un danno conseguenza, che deve essere allegato e provato da chi ne domandi il risarcimento (Cass. 19 luglio 2018 n. 13137; Id. 24 settembre 2013 n. 21865).

 

Assegno rubato – denuncia di furto – levata del protesto contro il correntista - legittimità 

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Nel caso in cui venga denunciato smarrito o rubato un assegno recante una firma di traenza contraffatta il protesto va levato anche contro il correntista, con la pertinente motivazione, o solo nei confronti del presentatore all’incasso? Secondo una parte della giurisprudenza il protesto va levato anche contro il correntista e la pubblicazione della motivazione (smarrimento, furto) elimina o diminuisce la potenzialità del danno all’immagine e all’onorabilità dei correntista (Trib. Roma 15 luglio 2005). Il Tribunale di Milano e una recente sentenza della Suprema Corte (24 settembre 2019 n. 23719), partendo dal presupposto che la pubblicazione del protesto comporta comunque un discredito per la persona protestata e che l’indicazione della causa del protesto non esclude detto discredito, hanno ritenuto invece che solo nel caso di sottoscrizione dell’assegno con un nome chiaramente e totalmente diverso da quello del titolare del conto il protesto va levato nei confronti di detto traente inesistente, mentre nell’ipotesi di semplice contraffazione della firma del titolare del conto il protesto va levato con riferimento a quest’ultimo. La questione è rilevante perché apre la strada ad un’ipotesi di risarcimento del danno in capo alla banca che ha effettuato la levata del protesto. 

 

Usura – interessi moratori – contratto di mutuo 

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In assenza di specifica previsione legislativa di una soglia relativa agli interessi di mora, per verificare l’usurarietà degli interessi di mora questi ultimi devono essere comparati con i TEGM maggiorati di 2,1 punti percentuali. Ciò perché il TEGM è calcolato con esclusivo riferimento ai rapporti in cui le rate vengono pagate puntualmente, e non a quelli in cui si verifichi un ritardo nel pagamento, ovvero l’omesso versamento di una rata. La maggiorazione del 2,1% corrisponde alla rilevazione statistica - pubblicata nel DM del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 25.03.2003 ed effettuata dalla Banca d’Italia - degli spread di mora applicati dagli Istituti di credito.

In questo senso si è pronunciata anche la recentissima sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 19597 depositata il 18 settembre 2020, che ha confermato l’orientamento espresso dalla Suprema Corte a Sezioni Unite con la sentenza 20 giugno 2018 n. 16303, da Cass. 17 ottobre 2019 n. 26286 e dalla giurisprudenza di merito (Trib. Lecce 30 marzo 2020 n. 905; Trib. Parma 3 giugno 2019 n.823; Trib. Ferrara 23 gennaio 2019 n. 91; Trib. Roma 19 dicembre 2018 n.24358; Id. 2 ottobre 2018 n. 18633; Id. 28 novembre 2018 2018 n.22880). La Corte di Cassazione ha confermato la necessità di applicare il principio di simmetria, secondo cui deve esservi simmetria tra il TEGM medio rilevato trimestralmente ai sensi della legge 108 del 1996 ed il tasso eventualmente pattuito in contratto. Nel caso del tasso soglia, valido per la verifica degli interessi di mora pattuiti, la simmetria dei tassi viene raggiunta operando un correttivo al TEGM, ovvero sommando al TEGM (pubblicato trimestralmente con i DM ministeriali) la maggiorazione di 2,1 punti percentuali (pubblicato nel DM del 25.03.2003), ed effettuando solo successivamente la maggiorazione ex lege 108/96 art.2 (poi modificato dal Decreto Legge n. 70 del 13.05.2011).

 

Decreto ingiuntivo non opposto – Efficacia di giudicato 

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Il decreto ingiuntivo non opposto acquista piena efficacia di giudicato ai sensi dell’art. 2909 cc, come se fosse una sentenza. L’effetto del giudicato si forma non solo in ordine al credito azionato, ma anche in relazione alle questioni presupposte, quale il titolo posto a fondamento dello stesso, precludendo ogni ulteriore esame delle ragioni addotte a giustificazione della relativa domanda (così Cass. 28 novembre 2017 n. 28318; Id. 6 settembre 2007 n. 18725; Id. 28 agosto 2009 n. 18791). A ciò consegue che, qualora il garante non abbia opposto il decreto che gli sia stato regolarmente notificato, l’esistenza e la validità della fideiussione non può essere oggetto di un futuro giudizio (di accertamento negativo o di un giudizio esecutivo).